1979153_10151974422081770_7983054273360318949_o

LA STORIA DEL ROCK TOUR 2016

I Flexus sono in partenza per il nuovo tour de “LA STORIA DEL ROCK” lo spettacolo-concerto in cui si racconta la nascita e lo sviluppo della più grande rivoluzione musicale del 900. Lo spettacolo rivolto in particolare ai ragazzi dai 12 ai 18 anni toccherà alcuni importanti teatri italiani tra cui: Longiano (FC), Trento, Fossano (CN), Padova, Schio, Reggio Emilia, Bibbiano (RE), Correggio (RE), Sant’Ilario d’Enza (PR), San Giovanni in Persiceto (BO), Crevalcore (BO), Pieve di Cento (BO), Carpi (MO), Soliera (MO).

Stampa

Recensione “This land is your land” da “IL TEMPO”

Jessica Bianchi da “Il Tempo” 20/12/15
Questa terra è la tua terra. La nostra. Quella di tutti. Una terra che sa essere madre, fonte di vita e nutrimento, ma anche matrigna, capace di tremare e scuotere ogni nostra certezza. This land is your land è il titolo del nuovo album della band carpigiana Flexus. Quello del trio, formato da Gianluca Magnani, Enrico Sartori e Daniele Brignone, è un disco controcorrente, totalmente suonato dal vivo. Un viaggio straordinario. Fisico e metafisico, attraverso il tempo e lo spazio. Il disco, raffinato, prende il nome dal titolo di una delle più struggenti canzoni del padre del folk americano, Woody Guthrie, e racconta il profondo rapporto che unisce l’uomo alla sua terra. Le nostre origini. Le nostre speranze. Anche quelle tradite. L’album ripercorre integralmente il concerto del Tour 2015 Storie di Terre, uomini, speranze e libertà: un viaggio in musica nel quale i nuovi brani originali dei Flexus (quattro gli inediti) si uniscono a oltre un secolo di canti di terre e libertà, sogni e lotte, attraverso una sapiente fusione di atmosfere folk, rock, etniche e d’autore. Una delicata miscellanea che ha un unico comune denominatore: la voce dell’uomo che, in tempi e luoghi diversi, canta la propria terra. A volte sussurrando, altre gridando.
“Il nostro – spiega Gianluca Magnani – è uno spettacolo infedele. Abbiamo riscritto, tradotto e riarrangiato brani che fanno parte del passato di numerose culture. I nostri pezzi invece sono nati direttamente sul palco, misurandosi immediatamente col pubblico. Ci siamo messi alla prova ma il risultato ci rende orgogliosi”.
A prenderci per mano in questo simbolico cammino è Cometa: primo dei diciassette brani del disco, tratteggia nella nostra mente una sorta di stella polare. Un punto luminoso al quale guardare. Un ideale aldilà e oltre. Santi e navigatori, alchimisti e indovini hanno scrutato i cieli e i mari; chi ha inseguito una moda, chi un libro a memoria, chi le voci della storia, chi una regola astrale, una mano indovina, un’antica disciplina… Io son partito da solo, nel silenzio del mio respiro, è iniziato il mio cammino. E a inseguire quel sogno, a intraprendere quel cammino è anche il protagonista di Cinque monete, altro intenso inedito del disco: la storia di un uomo, qualunque, in un posto, qualsiasi, che decide di partire. Abbandonando tutto, con sole cinque monete nella mano. A caccia di un sogno, una speranza. Una vita diversa. Dignitosa. E’ il viaggio, quantomai attuale e drammatico, del migrante ma è anche quello intrapreso da tutti coloro che non si accontentano. Che, con una stella come rotta da seguire, si imbarcano su una nave, simbolica o reale che sia, verso un posto da scoprire. Verso un altrove che possa essere foriero di speranza. “Una sorta di favola immaginaria – prosegue Magnani, voce e autore dei pezzi – che può raccontare la storia di chiunque desideri partire, lasciandosi tutto alle spalle”. E poi arriva Terra tienimi in ostaggio, una dolcissima ninna nanna donata dalla scrittrice friulana Chiara Carminati ai Flexus, dopo il sisma. Un brano che culla. Lentamente. Delicato inno alla vita che rinasce. Sempre. Quando l’ombra mi danza alle spalle, fammi prendere forza dal sole e se pioggia non bagna la pelle, dammi cibo da pietre e parole… fammi cresce un poco alla volta… sollevami al cielo come voce di una preghiera. Incalzante è invece il ritmo de La casa va a fuoco, bruciante come il rimpianto di non avere più tempo. Di aver rinunciato ai propri ideali, alle proprie aspirazioni nel nome del pragmatismo dei padri. I miei sogni me li sono portati a letto e ci ho fatto l’amore fino a farli sanguinare e li ho lasciati in quel letto per sempre a dormire. E il tempo che scorre, è quello amaro dell’abitudine: anni di sudore, sbaglio dopo sbaglio, ardore dopo ardore, restando a boccheggiare in pochissimi spasimi di cuore. Ma pareva che così fosse normale, l’abitudine come un medicinale. Poi la mia certezza si è incrinata poco a poco, mi sono voltato e la mia casa va a fuoco… E quando ogni certezza è caduta, quando ogni sogno è sfumato, quando il viaggio della vita volge ormai al termine, cosa rimane? Ora sono troppo vecchio e poco saggio, ho troppi anni ormai per avere coraggio. Accanto ai quattro inediti però ci sono altri tredici brani da riscoprire: dal Brasile di Peixinhos do mar al Sud Africa di Shosholoza, dai Balcani di Mostarski ducani all’Irlanda della sognante e antica ballata The Foggy Dew. A rendere prezioso questo disco, registrato, mixato ed editato da Simone Prandi, sono poi i tanti amici e musicisti che hanno dato il proprio contributo: il violinista e mandolinista bosniaco Mario Sehtl, il polistrumentista Enrico Pasini, la voce di Elisa Meschiari, la fisarmonica di Alessandro Pivetti, le percussioni di Sebastiano Fagnani e i fiati di Davide Vicari. Straordinaria e struggente è la sonata Calliope house, di cui il violinista irlandese Christopher Patrick Dennis (per vent’anni musicista dei Nomadi) ci regala un’intensa interpretazione tutta da assaporare. A occhi chiusi.
Altra chicca imperdibile è il ritmo tsigano di Al chiar di luna (Mesecina) brano tratto dalla colonna sonora del film Underground di Emir Kusturica: a raccontare l’assurdità della guerra e il senso di straniamento che ne deriva (Non c’è più sole, non c’è più luna, non ci sei tu, non ci sono più io. Non c’è più niente! Ci ha coperto il buio della guerra: ci ha coperto il buio…) sono le strepitose sfumature del violino di Mario Sehtl. Impagabile.
Da scoprire anche Shosholoza (parola zulu che significa “andare avanti”): cantata dai minatori della Rhodesia, divenne poi un inno alla libertà che accompagnò la prigionia di Nelson Mandela a Robben Island. E dalla nostalgia di casa evocata in Cielito lindo, nell’elegante interpretazione di Elisa Meschiari, il viaggio si chiude con le parole di Woody Guthrie: percorrendo quel nastro di strada, vedendo sopra di me quell’infinita strada nel cielo, vedendo sotto di me quella valle tutta d’oro, dissi: questa terra è stata creata per te e per me.
“Questo disco è un regalo che ci siamo fatti – sorridono Gianluca Magnani e Enrico Sartori – e con noi, sul palco, abbiamo voluto tutti gli amici che da anni collaborano coi noi. La nostra famiglia musicale. Non troverete un sound riconoscibile ma numerose commistioni. Ci siamo lasciati contaminare dall’altro. Il risultato di questa libertà non è convenzionale, al contrario. Vorremmo che ascoltando questo disco, un messaggio passasse. Forte. La multiculturalità esiste. Le culture, nella musica, possono fondersi, contaminarsi, contagiarsi reciprocamente, dando vita a qualcosa di nuovo e straordinario”.
Canti di lotta, resistenza, gioia e speranza trovano in This land is your land una sintesi perfetta, dove voci senza tempo ritornano. Rese eterne dalla musica.

img_11

22 dicembre: new album” Flexus in concerto – This land is your land”

E’ atteso per il prossimo 22 dicembre 2015 la pubblicazione del nuovo album dei Flexus. registrato completamente dal vivo.

4 inediti, 17 tracce, 77 minuti di musica per questo nuovo album che vede i Flexus nella formazione estesa a 8 elementi. Alla formazione storica della band (composta da Gianluca Magnani, Daniele Brignone, Enrico Sartori) si affiancano: Enrico Pasini: flicorno, tromba e tastiere – Alessandro Pivetti: fisarmonica e catene – Elisa Meschiari: voce e percussioni – Davide Vicari: sax baritono, sax soprano, flauti e ocarina – Mario Sehtl: violino, mandolino e voce in “Mostarskij ducani”.

Alla super-formazione si aggiungono le collaborazioni con Christopher Patrick Dennis: storico violinista irlandese, per tanti anni anima dei Nomadi e le percussioni di Sebastiano Fagnani.

Il disco è stato registrato in presa diretta e mixato da Simone Prandi presso “Artigianato Musicale” di Carpi.

Un piccolo-grande regalo di Natale a tutti quelli che ci hanno seguito durante il tour 2015.

A presto!

 

6c1e11cb5a6bf2385850b64ed22e2a60_XL[1]

Flexus all’evento “Col sole in fronte” MEMORIAL PAVAROTTI

Il 6 settembre 2015 i Flexus hanno suonato in Piazza Grande a Modena con l’Orchestra dell’Opera Italiana all’interno del concerto-evento “Col sole in fronte”  omaggio sentito Maestro Luciano Pavarotti da parte della città.

I Flexus sono stati parte integrante dell’orchestra sinfonica sugli arrangiamenti orchestrali del “nostro” Alessandro Pivetti. Direzione d’orchestra: Paolo Andreoli. Sul palco: Massimo Ranieri, Vittorio Grigolo e i giovani cantanti lirici della Fondazione Pavarotti.

camploy2

FLEXUS LIVE AL CAMPLOY DI VERONA

Flexus in concerto: “This land is your land”

 

 

Lunedì 16 marzo 2015 alle ore 21,00 saliranno sul palco del prestigioso Teatro Camploy di Verona i Flexus con il loro concerto “This land is your land – voci di terre, uomini, speranze e libertà”.

Dalle parole di una canzone del 1940 del songwriter americano Woody Guthrie nasce il titolo in cui la band racconta il rapporto tra gli uomini e le proprie terre. Un viaggio in musica che affianca i nuovi brani della band a un secolo di canzoni di “terre e libertà”. Dal Messico a Cuba, dall’Irlanda al Sud Africa, dai Balcani alla Spagna, fino a giugnere all’Italia. Luoghi, lingue e tempi diversi che hanno una sola voce: quella dell’uomo che canta la sua terra, dell’emigrante costretto ad abbandonare la sua casa, dell’oppresso che lotta sotto l’occupazione. Resistenze sempre antiche e sempre attuali che diventano canto di lotta, di gioia, di speranza.

Alla formazione classica dei Flexus composta da Gianluca Magnani (voce e chitarre), Daniele Brignone (basso) e Enrico Sartori (batteria e percussioni), si affiancano il virtuoso violino di Mario Sehtl (da Sarajevo), la suggestiva voce di Elisa Meschiari e il polistrumentista Enrico Pasini al pianoforte, tromba, flicorno e fisarmonica.

Il concerto parte dall’antica ballata “The foggy dew” che racconta un episodio delle lotte dell’indipendenza irlandese di inizio secolo per arrivare alla “Shosholoza” che Nelson Mandela cantava durante la sua prigionia fino a toccare una “Cielito lindo” completamente riarrangiata, simbolo dell’identificazione del popolo messicano e ginungere agli antichi ritmati canti degli scaricatori del porto di New York.

Ai brani tradizionali sono affiancate alcune nuove produzioni originali dei Flexus che creano ponti narrativi tra i brani del concerto, tratteggiando storie di singoli uomini e il rapporto con la terra da cui provengono. Un viaggio di musiche e parole lontane che raccontano fatti sempre più vicini, in un vortice di ritmi, lingue, suggestioni e speranze che vuole fondere pensiero e leggerezza.

253631_10151308025806770_1919725690_n

“UN TRENO PER AUSCHWITZ” 2013

I Flexus hanno intrapreso un viaggio con circa 600 studenti delle scuole superiori di tutta la provincia modenese per partecipare al viaggio formativo di sei giorni “Un treno per Auschwitz” che si concluderà con un concerto del gruppo emiliano all’interno dello storico Klub Studio di Cracovia. Il viaggio prevede la presenza degli scrittori Paolo Nori, Carlo Lucarelli e l’attrice Roberta Biagiarelli.

La delegazione farà tappa nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau per vedere le strutture in cui si è consumato lo sterminio. Il progetto è ideato e organizzato dalla Fondazione Fossoli. «Partecipano 32 istituti di tutta la provincia, e per l’edizione di quest’anno abbiamo aggiunto momenti di approfondimento nei campi», spiega Silvia Mantovani responsabile della Fondazione Fossoli. Che prosegue: «I ragazzi partono con determinate aspettative e preoccupazioni verso questi luoghi che hanno segnato la storia, poi al ritorno sono più consapevoli di cosa rappresentava Auschwitz: disumanizzazione e spersonalizzazione. Nei campi dedichiamo due intere giornate di visita per arrivare a una maggiore comprensione del meccanismo, mentre i ragazzi e gli insegnanti hanno partecipato a un corso di formazione prima della partenza in cui sono state ripassate la storia, il tema dell’antisemitismo».

I Flexus oltre a suonare nel concerto conclusivo al Klub Studio accompagneranno l’attrice Roberta Biagiarelli nel reading “La fine e l’inizio – Un mosaico di voci e testimonianze narrate”.

 

734991_10151192814561770_851339136_n

FLEXUS FINALISTI A MUSICULTURA 2013

Dopo avere superato le “Audizioni Live 2013” di Musicultura i Flexus si sono esibiti il 19 gennaio al Teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata: uno dei più importanti concorsi nazionali dedicati alla musica originale. Ora i Flexus sono tra i 12 finalisti di Musicultura 2013 con il brano “Satelliti inversi” e suoneranno il 2 marzo al Teatro Persiani di Recanati.

Selezionati tra oltre mille preposte con l’ausilio di audizioni dal vivo i Flexus si sono esibiti in una serata condotta da Gianmaurizio Federaro e Carlotta Tedeschi di Rai Radio 1, partner del festival che ha avuto un “padrino” d’eccezione: Francesco Baccini. La band ha presentato il brano “Satelliti Inversi”.

Il Festival della canzone popolare e d’autore che da 24 anni garantisce uno spazio trasparente ai nuovi talenti e contribuisce al ricambio artistico-generazionale della canzone italiana di qualità, è pronto ad offrire alla nuova generazione d’artisti una grande chance come è già accaduto in passato con tante altre meritevoli promesse.

Flexus finalisti a Musicultura 2013

Dopo avere superato le “Audizioni Live 2013” di Musicultura i Flexus si sono esibiti il 19 gennaio al Teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata: uno dei più importanti concorsi nazionali dedicati alla musica originale. Ora i Flexus sono tra i 12 finalisti di Musicultura 2013 con il brano “Satelliti inversi” e suoneranno il 2 marzo al Teatro Persiani di Recanati.