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Tra rock e musica d’autore

02 dicembre 2011 – di Jessica Bianchi (Il Tempo)

Satelliti Inversi é il titolo del nuovo album del gruppo carpigiano Flexus, formato da Gianluca Magnani (voce, chitarre) Daniele Brignone (basso) ed Enrico Sartori (batteria). Un disco intenso, che racchiude, per la prima volta, 11 tracce originali che spaziano dal pop al rock, al folk, con qualche incursione nella musica d’autore. “Questo disco – ci racconta Gianluca Magnani – è una sorta di lente di ingrandimento che si muove dal macro al microcosmo. Scandagliando grandi temi, ci siamo soffermati ad analizzare i dettagli. I particolari”. Le piccole cose, quelle che danno sapore e colore alla vita. 11 canzoni d’amore. Amore declinato in tutte le sue sottili e molteplici sfaccettature. C’è spazio per gli appassiti sogni d’un tempo, per i labirinti dell’incomprensione nei quali, spesso, gli amanti si perdono. E, ancora, per la dolcezza del naufragare nel pensiero dell’altro e per letti disfatti che non vogliamo più abitare… Un album da ascoltare. Da masticare, per apprezzarne appieno i testi. Una scrittura, quella di Gianluca Magnani, pulita, matura. Senza eccessi. Parole scelte con cura. Cesellate. Versi che la sua voce senza sbavature scandisce, facendocele gustare appieno. Satelliti Inversi, album estremamente complesso dal punto di vista degli arrangiamenti, è stato registrato tra il 2010 e il 2011 in più luoghi: “negli studi carpigiani di Artigianato Musicale di Simone Prandi al Dudemusic di Correggio, a Roma. Una scelta nata dal desiderio di dare un’impronta diversa a ciascun pezzo, di ricercare le sonorità più adatte a ogni brano”, continua Gianluca. Un disco, questo, che vanta anche preziose collaborazioni: da Deborah Walker in un trio virtuale di violoncelli nel brano O, rage!, scritto a quattro mani insieme alla scrittrice Chiara Carminati, alla cantante Verdiana Zangaro nel brano Sospeso a metà, al Coro delle Mondine di Novi nel brano Se otto ore, bellissima canzone popolare dai tratti marcatamente rock. Chicca tutta da ascoltare, magari a occhi chiusi, è Madrigal apasionado, ballata dolceamara liberamente ispirata al poeta Garcia Lorca. Un’anima varia quella di Satelliti Inversi, specchio dell’attività stessa dei Flexus che, in 10 anni insieme, hanno esplorato mondi profondamente diversi l’uno dall’altro: dal rock al teatro, passando per l’acustico, fino a giungere agli spettacoli di teatro ragazzi. Un percorso costellato da centinaia di concerti in Italia e all’estero, e non solo. Dieci anni di esperienze professionali significative e collaborazioni con Ottavia Piccolo, Paola Pitagora, Gabriele Cirilli di Zelig, Ivana Monti, Stefano Cenci, “Cisco” dei Modena City Ramblers e tanti altri. “Un album che calca territori già percorsi, che avvicina contesti musicalmente molto lontani, che parte dal passato e inizia a muovere i primi passi in un presente che, speriamo, possa essere all’insegna soltanto della nostra musica. Un’impresa eroica”, sorride Magnani.

Recensione EmiliaMixtape

Flexus è un realtà affermata nel panorama rock emiliano e nazionale. Con cinque album all’attivo il trio di Carpi arriva alla realizzazione di Satelliti Inversi, il primo vero e proprio album composto unicamente da brani scritti e prodotti dalla band; un progetto ambizioso e curato nei minimi dettagli, dalla produzione fino al progetto grafico disegnato dal collettivo grafico MEAT.
Satelliti Inversi è un condensato di esperienze e influenze raccolte nei dieci anni di attività della band tra teatro, rock, collaborazioni con nomi illustri come Cisco dei Modena City Ramblers e il felice progetto con il Coro delle Mondine di Novi reinterpretando De André.

Le loro radici affondano nella grande scuola del cantautorato italiano e le dodici canzoni dell’album sono satelliti mossi da una genuina ispirazione lirica e melodica. Gli arrangiamenti, pieni e densi, sono resi ancora più unici dagli archi del Trio Sivis in “Satelliti Inversi”, “Che Vita è” e “La Strada di Casa”, non a caso tra le canzoni più belle dell’album. L’unico neo lo troviamo nella mancanza di ruvidità e personalità in alcuni momenti, che però non toglie ai Flexus il merito di aver creato un ottimo disco di musica d’autore italiana.

Recensione AsapFanzine

Satelliti inversi è un album di 11 tracce che spaziano dal pop al rock registrato tra il 2010 e il 2011 dai carpigiani Flexus. E’ un lavoro ricco di collaborazioni e di strumenti orchestrali, da Deborah Walker in un trio virtuale di violoncelli nel brano “O,rage!” scritto a quattro mani insieme alla scrittrice Chiara Carminati, alla cantante Verdiana Zangaro nel brano “Sospeso a metà”, al Coro delle Mondine di Novi nel brano “Se otto ore”, bellissima canzone popolare dai tratti marcatamente rock. L’album è un lavoro prettamente pop con canzoni scritte in italiano che lasciano scoprire ottimi episodi autorali. Le canzoni parlano di temi diversi, dagli incontri tra persone come nel brano “Satelliti inversi” che mi ha ricordato per certi versi un ispirato Luciano Ligabue,a  storie di passione come in “O, rage!” dove l’utilizzo dei violini addolcisce notevolmente la melodia, fino a storie di amore finiti come nella romantica “Cosa facciamo adesso”. Il disco nel suo complesso mi è piaciuto perché è composto da brani pop e di facile fruizione, ma allo stesso tempo interessanti per quanto riguarda melodie e arrangiamenti, grazie agli archi e alla fisarmonica. Tra i miei brani preferiti “Cosa facciamo adesso” e “Amanda sceglimi” che mi ha ricordato il miglior Baccini. Da segnalare, infine, la scrittura dei testi, curata da Gianluca ;Magnani, particolarmente matura e linear. m.c.

Recensione Rockit 

“Satelliti Inversi” è il nuovo album del quartetto carpigiano a nome Flexus, undici tracce che spaziano dal pop, al folk al rock non senza attingere da certa musica d’autore nostrana. Un songwriting pulito e leggero, che scandaglia l’animo umano attraverso quelle piccole cose del quotidiano che caratterizzano i rapporti tra singoli.

Persone che ruotano attorno ad altre, come satelliti appunto. Una carica artistica che trova giusta esternazione nella forma canzone più classica. Se “Che Vita è” ha il vago sentore di una sorta di Benvegnù in salsa agrodolce, “O Rage” con la sua tensione emotiva, avvalorata da un trio d’archi, è un brano facilmente inseribile in un ipotetico Sanremo categoria Giovani e conferma del solido background cantautorale classico della band. Il folk con tanto di armonica di “In Silenzio”, le scomposizioni pop-rock de “L’Aria Immobile” sono riprova di una forte vena melodica ben assestata su una discreta ricerca compositiva.

Degna di nota è il featuring con le Mondine di Novi in “Se Otto Ore” che unisce funzionalmente alla canzone popolare politica italiana (“Se otto ore vi sembran poche”), l’energia del rock e la poesia del cantautorato.

Una volta riconosciuta una certa cura degli arrangiamenti, della scrittura in generale, nonché le ottime intenzioni del progetto, non si riesce a intravedere dei validi motivi per i quali un’opera del genere debba imporsi al di sopra delle svariate produzioni su stesso filone.

Michele Montagnano